Qualche settimana fa, la mia studentessa Bernadette è stata sorpresa a scappare da scuola indossando un succinto vestito rosso. La sua punizione fu così severa e umiliante che pensava la questione fosse risolta, finché non le è stato detto di presentarsi nel mio ufficio stamattina. Rannicchiata fuori dalla mia porta, attorcigliando i capelli con dita tremanti, la povera ragazza potrebbe dire di non immaginare niente di peggio di quanto già accaduto, ma non lasciatevi ingannare da quei begli occhi.
Ricordando la sua prima punizione, Bernadette si tolse il suo provocante vestitino per rivelare lingerie, giarrettiera e calze, nessuna delle quali fa parte della divisa studentesca approvata. Afferrando la mia canna, le ho inflitto una serie di righe pungenti sui palmi delle sue mani tese, prima di farle sdraiare sulla mia scrivania, con le gambe sollevate e divaricate. A giudicare dall’insieme da sgualdrina che indossa, Bernadette si aspettava pienamente di trovarsi in questa posizione, solo non per una punizione di sculacciata con la canna sul retro delle sue piccole cosce da civetta.